Pio Brunone Lanteri

L'AMICIZIA CATTOLICA




     L'idea d'una Società, o d'uno Stabilimento qualunque destinato a spargere ed a favorire le buone letture, è inserita in varie opere del zelantissimo P. Diessbach. Uno zelo così illuminato sortì il suo effetto, e diede origine da molti anni ad una associazione di cui l'oggetto era, alle brame dell'uomo apostolico, interamente conforme. Egli è noto che la rivoluzione non ebbe principio l'anno 1789. Ordita da lungo tempo innanzi, preveduta dai veri Cristiani, dai loro nemici, da tutti in somma, trattine coloro che avrebber dovuto prevenirla, o frenare il corso, l'opera d'iniquità non fece allora che manifestarsi.
     La generale influenza de' moderni filosofi consigliò per allora gli Associati alla Libreria Cattolica a non far di sé mostra per sottrarre a mille ostacoli le loro operazioni, le quali a quanto bene mirassero lungo sarebbe ed inutile il qui ritrarre. Iddio solo ne conobbe i risultati, seppe egli solo quale «incrementum dederit», principalmente alla circolazione di libri che tra l'Italia e la Francia nel tempo della prigionia di Pio VII per loro mezzo mantenne, e col favor del velo, benché sottilissimo, ond'era coperta, sottrasse agli occhi d'una polizia oltre a quanto erasi fin allor veduto sospettosa ed attiva. Il ritorno dei Sovrani legittimi pose in dubbio se tuttavia fosse da serbarsi il segreto: sebbene pur troppo si vegga prevaler tuttora, cangiata maschera è vero, ma non natura il filosofismo medesimo, non ostante sembrò opportuno a noi pure cangiar metodo.
     Le Società segrete troppo son sospette oggimai, perché tra le persone dabbene molte di secondarci non ricusassero: d'altronde ad operare più estesamente il bene gran mezzi vi vogliono che dallo zelo dei Cattolici, istrutti che siano della nostra esistenza, del nostro fine, possiamo giustamente sperare. Se alcuni degli associati per propagare clandestinamente la nostra istituzione, imprendessero viaggi, coll'esporsi a grandi inconvenienti, a sospetti di essere l'opposto appunto di ciò che son realmente, non otterrebbero che incerti e lenti i successi.
     Nel pubblicarsi i nostri disegni, il nostro metodo, uom ragionevole non potrà lagnarsi di noi. Siamo, ci dichiariamo Cattolici: il senso di tal vocabolo è noto ad ognuno, solo aggiungiamo che dietro tutta l'antica cristianità in di cui nome parlava allora S. Ambrogio, non conosciam Chiesa Cattolica se non dov'è il Papa: «Ubi Petrus, ibi Ecclesia», ed in ogni occasione esclameremo con S. Girolamo: «Ego beatitudini tuae consocior».
     Nostro secondo carattere è la fedeltà al Governo legittimo.
     Lungi da noi le discussioni teologiche sui punti dalla Chiesa non ancor definiti, lungi le dispute sulla miglior forma di governo. Felici nell'esser soggetti all'ottimo Padre che il Ciel ne ha reso, non intendiamo biasimare né costituzioni, né repubbliche, inculchiamo ad ognuno di rigettare i sensi di resistenza, di critica contro dei legittimi lor governanti: «potestas (legittima s'intende) a Deo est»: ma sì vorremmo, ecco ove tutti mirano i nostri desideri, vorremmo tutti gli uomini cattolici, tutti i cattolici virtuosi. La pubblicità della nostra associazione dee moltiplicare i nostri mezzi, né parlo qui solo dei pecuniari.
     Conoscere, denunciare gli errori, i vizi che regnano in una città, in una contrada, porvi rimedio, combatterli col propagare l'istruzione, la verità, ecco in che s'impiegano le nostre cure. Ma spesse volte ove sono più numerosi i nemici mancano l'armi: l'antidoto, lo specifico contro una malattia, trovasi non di rado prontissimo in un'altra parte che quella ove essa inferocisce. Moltiplicati i nostri stabilimenti, faran conoscere i buoni libri dalla cabala nemica tenuti assai volte nell'oscurità, e, colla vicendevole corrispondenza, insegneremo a conoscere gli errori da combattersi, i libri cattivi da confutarsi, e da screditarsi, i buoni da spandersi ed eziandio da comporsi. Se un male qualunque prende forze in luoghi ove mancano mezzi di resistenza, verranno somministrati dalle società amiche, o con inviar libri, o coll'indicarne i più robusti in tal materia, o quando impiegarvi potessero uno scrittor valoroso, col temprare esse stesse nuove armi al soccorso dei pericolanti fratelli. Basterà talora il compendiare, rabbellirne, ringiovanirne lo stile. Quanto in somma siano per moltiplicarsi le forze per la reciproca influenza dello zelo degli associati fra loro, di quello d'una associazione verso l'altra, è cosa agevole l'immaginarlo.
     Se il loro stabilimento incontrasse ostacoli scongiuriam le persone che gradirebbero il nostro piano a non perdersi d'animo: potrà anche ognun da sé recar molto vantaggio sol che si segua costantemente un metodo simigliante; e siam persuasi ch'egli è facile fare il bene che noi procuriamo, solo che non si esca dai limiti sovra accennati, i quali non essendo ritrovamento umano non possono sviarci. Con tutto ciò sarem pronti sempre a comunicare a chi li bramasse gli schiarimenti di cui siamo capaci per assai lunga esperienza.
     Sulle varie classi di persone tiepide, incredule, vacillanti nella fede o nei costumi, strascinate, viziose ecc. abbiamo con iscrupolosa esattezza formate quelle dei libri che a ciascheduna possono meglio adattarsi. Non è già che vogliamo disapprovare chi si vale d'un libro buono d'altronde, sebbene meno esatto in qualche punto, e dai nostri principii discordante. Giunto ad età matura, fornito d'una fede illuminata, robusta, e soggetta al consiglio d'un Direttore saggio, instruito, ed umile dee ciascuno sapersi regolare; ma in quanto a noi vogliamo assicurarci che nulla sia riprensibile nei libri per noi proposti, e da tal sistema non ci dipartiremo giammai.
     Se dunque individuo, o società alcuna vorrà mettersi in corrispondenza con noi, il desiderio della gloria di Dio, e della salute dei nostri fratelli ce ne farà lietissimi; congiungeremo le nostre cognizioni alle loro, li metteremo a parte dei nostri libri se ne avrem qualche fondo. Se la notorietà del nostro Stabilimento impegnasse persone zelanti ad impiegarvi qualche elemosina, le preghiam fin d'ora a non inviarcela fuorché sembrasse affatto impossibile il formarne un simile nella loro provincia, e sarebbe nostro desiderio che uno almeno ne avesse in ogni Stato o Provincia di considerevole popolazione. Nel caso dell'intraprendersi la dispendiosa edizione di qualche opera di prima, noi ci permetteremo di far nota l'intrapresa alle altre Società per ottenerne il concorso, a cui si corrisponderebbe in seguito con un proporzionato numero di copie dello stampato. «Ad maiorem Dei gloriam» tutte debbono indirizzarsi le nostre deliberazioni, le nostre forze.
     Nell'operare consueto della Società, ci limitiamo a libri di poco volume, ma forti per ragionamento o per unzione. Sfoghi amplissimi ci porgono gli Esercizi e le Missioni a cui ben spesso va congiunta la consolazione di vedere il ben che si è fatto.
     Finalmente un'altra sorta di vantaggio recherà lo stabilimento delle varie associazioni: chi sarà per ragionevol motivo astretto a viaggiare, riuscirà in tal guisa con somma facilità a conoscere di città in città, di fermata in fermata, uomini virtuosi ed istruiti, de' quali dovranno le associazioni aver notizie pur nei luoghi ove non ne avrà altra stabilita, dovendo esse acquistar corrispondenti in tutte le città d'un medesimo Stato. Ed ecco per li giovani principalmente un mezzo onde sottrarsi ai pericoli che s'offrono ai viaggiatori, ai quali purtroppo è vero nulla più difficile riuscire che il ritrovare persone di pietà, e di religione, le quali si tengon talora occulte forse troppo. È vero che generalmente non sono in ciò biasimevoli; chi viaggia per viaggiare è per lo più assai lungi dal bramare la società di persone divote e di regolata condotta.

     Benedica il Signore le nostre mire: a Lui solo se ne dia la gloria, e pace agli uomini di buona volontà.



Doc. XLVII, «Notizia dell'Associazione dell'Amicizia Cattolica», auctore anonymo, anni 1818-1819 circiter, in Positio super introductione causae et super virtutibus ex officio compilata, Typis Polylottis Vaticanis, Città del Vaticano 1945 (a cura di A.P. Frutaz), pp. 233-237.




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